La Storia

Pa Cheng e Stefano Abbruzzese, maggio 2023

La storia dei Fervìda è un po’ anche la mia storia, del mio viaggio, della mia ricerca, della mia vita perché per incontrare loro ho dovuto prima ritrovare me stesso.

Fervìda è una fermentazione di origine Thailandese conosciuta dal popolo Thai col nome di NAM MAK che io ho avuto la fortuna di scoprire e di diffondere, per primo, in Italia.

Il mio primo viaggio in Thailandia fu nel lontano 1998 e fu casuale, come casuali sembrano tanti avvenimenti importanti nella vita, ma ora penso che ci fosse una misteriosa attrazione verso questa terra; come spesso accade, il disprezzo e il pregiudizio, che ho assorbito da altri e dai luoghi comuni, si sono rivelati una maschera inconscia.

Cercavo l’oriente e in Thailandia trovai bellezza, spiritualità, sorrisi ed ospitalità.  

Arrivai quindi pieno di pregiudizi per le voci che sentivo a quei tempi e per le informazioni un po’ distorte che mi arrivavano, ma non appena scesi dall’aereo, nel piccolo e verdeggiante aeroporto dell’isola di Samui, sentii aria di casa, sentii che c’era un clima familiare, sentii un’energia per me conosciuta, antica, intima, sentii l’attrazione della terra.

Ci furono altri viaggi in questa nazione che amai profondamente e che ancora amo: vicissitudini, incontri, emozioni e, inevitabilmente, ci andai a vivere, attratto inesorabilmente dal mio destino, come se l’Universo avesse un programma per me ed io non potessi in alcun modo sottrarmici.

I piani dell’Universo sono semplici col senno di poi, ma il cammino che ci propone è sempre complicato e, quando mi trasferii in Thailandia nel 2006, fuggivo da una vita che gravava sulle mie spalle come un macigno insopportabile, in cerca del mio posto nel mondo in un luogo attraente, ma anche nuovo e per certi versi lontano dai miei piedi, anche se vicino al cuore.

Soltanto 6 anni dopo arrivarono i Fervída e, nonostante la scarsa consapevolezza di allora, compresi in breve tempo che erano una risorsa importantissima per la mia vita e per la mia famiglia.

L’arrivo in Thailandia segnò un passaggio fondamentale, lasciavo i ritmi caotici dell’Italia, un vestito rigido che faticavo ad indossare e mi immergevo in una nuova dimensione dove i ritmi dell’uomo seguono ancora il sole e il vento, dove il richiamo della natura arriva più forte e diretto.

Non fu certo facile, ma fu stimolante ripartire da capo, rimettermi in discussione.

Lentamente presi i ritmi dell’uomo thailandese, ho fatto lavori duri in condizioni estreme, ho fatto lavoretti leggeri in attesa di trovare un posto nel mondo, un ruolo, un compito, in attesa che il destino si rivelasse.

Scoprii la gioia di diventare padre, il dono più grande che la vita mi potesse affidare, e in questo ruolo di padre mi ci sono ritrovato sempre, anche quando do’ vita ai miei Fervìda, quando li curo senza essere troppo invadente, senza essere manipolatorio, quando li faccio crescere e maturare e li affido ai loro compiti su questa terra.

Imparavo ad usare internet, cercavo soluzioni in rete, chiedevo soluzioni in una sorta di meditazione involontaria e se è vero che la vibrazione che immettiamo nell’universo ha sempre un riflesso di ritorno, l’eco dei miei desideri arrivò attraverso la scoperta del Nam Mak, antico nome dei Fervída tramite una trasmissione TV della maestra Pa Cheng.

La mia ricerca di cambiamento ulteriore fu legata alla salute dei miei figli, volevo che loro avessero soluzioni a portata di mano per poter stare sempre bene, comprendevo che i farmaci, che io non ho mai usato, tamponavano soltanto i piccoli problemi, ma li mantenevano costantemente malati.

Imparavo ad usare internet, cercavo soluzioni in rete, chiedevo soluzioni in una sorta di meditazione involontaria e se è vero che la vibrazione che immettiamo nell’universo ha sempre un riflesso di ritorno, l’eco dei miei desideri arrivò attraverso la scoperta del Nam Mak, antico nome dei Fervída tramite una trasmissione TV della maestra Pa Cheng.

D’incanto entrarono in casa nostra, senza che sapessi della loro portata, senza che fossi consapevole del cambiamento che avrebbero innescato, senza sapere che da lí incominciava la mia personale, immensa rivoluzione.

I Fervída muovevano i loro primi passi in quell’ ormai lontano 2012, senza la consapevolezza di essere Fervída, ma col solo intento di arricchire la casa di uno strumento di buona vita.

Quello mio fu un vero inizio di un cammino di consapevolezze, lanciate nel mondo dei batteri e delle fermentazioni e proiettate nella vita stessa.

Ancora li chiamavo con il nome di nam mak, ancora li guardavo crescere nei bidoni con occhio scettico, nel frattempo mi informavo con le poche parole chiave in lingua thai: microrganismi, enzimi.

Le mie ricerche in internet mi portarono a scoprire gli EM, microrganismi effettivi, brevettati dall’ agronomo giapponese Teruo Higa. Mi convinsi che fosse un modo per creare EM e per primo cominciai a sperimentarli in giardino, perchè gli EM sono fermenti commerciali  consigliati soprattutto per uso agricolo.

Le prime prove le feci che i miei fermenti avevano pochi mesi di vita eppure in breve tempo notai che le piante si facevano più verdeggianti, le fioriture più intense e profumate e notai più abbondanza di frutta. Anche l’aria sembrava cambiare, più leggera e pulita, cominciai a notare api e farfalle venire a farci visita e le api a costruire favi sulle nostre piante.

Stava avvenendo attorno a noi qualcosa di miracoloso.

Avevo anche cominciato l’assunzione, dopo aver saputo che mio suocero aveva creato a sua volta qualche fermento di nam mak. In un primo momento non notai particolari cambiamenti su di me e non so se ci fosse correlazione con dei piccoli dolori che sentivo spostarsi nel petto di giorno in giorno, come se si muovesse qualcosa dentro, di pungente. In quel periodo smisi di bere caffè senza rendermene conto, non sentivo più voglia, smisi anche di bere quella bottiglietta di birra che saltuariamente accompagnava i miei pasti. Tutto inconsapevolmente, me ne resi conto dopo.

Come mi resi conto, dopo, dei piccoli ma inesorabili cambiamenti che avvenivano dentro di me, sia per la mia salute, già buona, che migliorava ulteriormente, sia per la mia freschezza mentale e fisica, come se si stesse rinnovando la mia energia interiore, come se stessi mutando.

I fervida erano la mia lenta metamorfosi e, dopo essere stato a lungo bruco, cominciavo finalmente a sentirmi farfalla.

Cominciava l’anno 2013 e, con la consapevolezza di allora, fondai il gruppo facebook ‘microrganismi effettivi panacea universale’ che prese poi il nome di ‘microrganismi<3fervida’.

Il primo seme stava germinando:

lentamente l’antica conoscenza del nam mak usciva dalla Thailandia, dopo millenni di incredibile clausura, approdando in Italia, culla della cultura europea, culla dei Fervìda nel mondo.

Succede che chi scopre i Fervída, chi comincia a fermentare, veda il mondo con nuovi occhi, cominci a vedere frutta, foglie, radici, fiori, erbe chiuse in un barattolo per divenire immortali e donare al mondo il proprio potenziale curativo.

Succede che si cominci a pensare che la natura è perfetta, ovunque, che nulla esiste per caso e tutto cresce rigoglioso e abbondante come se là fuori la natura ci suggerisse: 

“fermentate come se non ci fosse un domani, io sono generosa e prolifica e la fermentazione è un atto d’amore per il pianeta che può contribuire a contrastare l’inquinamento e i problemi della società contemporanea”.

Cosí succedeva che cominciavo a guardarmi attorno partendo proprio dalle piante che mi crescevano in giardino, io che sono sempre stato ignorante in botanica ho cominciato a studiare in rete per inquadrare la vita rigogliosa che avevo attorno.

Le prime che notai furono l’unica eredità del terreno dove avevo costruito casa: erano 3 giovani piantine sane che crebbero e che davano frutti strani e gustosi. Scoprii che si trattava della pianta anticancro più studiata al mondo, la graviola. Era lì ad aspettarmi ancora prima che incontrassi i Fervída.

E ancora la meraviglia di trovarmi in giardino piante di noni cresciute spontaneamente per qualche seme portato dal vento o perduto da qualche uccellino laborioso: un frutto medicina per i popoli polinesiani, il frutto al mondo con più ampio spettro curativo. E ancora guardandomi attorno, oltre a papaye e manghi cresciuti da semi abbandonati, riconobbi 2 alberi che crescevano velocemente, di neem, in India chiamato ‘albero farmacia’ per la sua vastità di nutrienti.

Rampicante ed esile il fiore della clitoria ternatea arrivò dalla strada coi semi trasportati dalle piogge, crebbe lungo il muro di cinta tinteggiandolo di carezze di verde e di blu: un fiore dalle grandi proprietà, tintoreo e curativo, molto usato in cucina per dipingere di blu gli alimenti e le bevande oltre che gran parte dei miei Fervìda, che sono scuri anche per la presenza di questo fiore. E ancora, poco distante, riconobbi alberi di moringa oleifera e un altro rampicante molto usato in cucina dal grande potenziale curativo, la tiliacora triandra. Ancora oggi uso queste piante per preparare i miei Fervìda principali.

La natura è ricca e generosa, è una farmacia gratuita, accessibile a tutti. La fermentazione invece richiede maggiore pazienza, ma la sua elaborazione ci può donare abbondanza di salute e di benessere.

Quando i Fervìda entrarono in casa mia, nella veste antica del nam mak, imparavo ad usare il computer, facebook e i social.

Qualche contatto, qualche amico italiano, una risorsa miracolosa in tasca (allora la percepivo come un miracolo), nessuna conoscenza scientifica, solo una vibrazione di fiducia mi accompagnava.

Spiegavo il procedimento e insegnavo la tecnica, le poche informazioni di base che avevo. Mi accorsi che era parecchio dispersivo e provai, al solo scopo di archiviare i miei pochi rudimenti, a creare un gruppo e scrivere un file. Cosa ai tempi nostri normale, ma per me, allora, un mondo da scoprire.

Invitai un amico nel gruppo e per qualche giorno fummo due sole persone.

Iniziava il mio cammino col mio piccolo bagaglio di esperienza, un sentiero infinito da percorrere, tanta meraviglia da condividere e pochissima conoscenza e consapevolezza.

Allora si parlava semplicemente di fermentati di frutta.

Il gruppo cresceva di interesse e di vitalità. Tante energie nuove e curiosità.

In pochi mesi il gruppo si fece numeroso, popolato, rumoroso. 

Venne presto l’esigenza di dare identità al metodo e, visto il brulicare di interesse sempre crescente, pensai che fosse adatto chiamarli Fermenti di Vita, sia perchè i fermenti sono creatori di vita, sia perchè nasceva un movimento di persone pronte a mettere la loro vita in fermento.

Nessuno mai pensò di usare il loro nome originale nam mak, sarebbe stato corretto, ma in quella sede io, e chi con me, mi sentivo esploratore di un nuovo mondo che avevo tra le mani senza sapere dove mi stesse portando, non comprendevo ancora che non stavo creando niente di nuovo, ma stavo semplicemente riscoprendo un sapere antico.

Fermenti di Vita mutò nella sua forma contratta Fervìda che a me risultava più musicale rispetto a fervìta, perchè queste creature in fermento vibrano come strumenti musicali, danzano, frizzano, lavorano, creano, armonizzano, musica di altri tempi e di altre dimensioni.

Proposi al gruppo il nuovo nome e ancora oggi, fuori dalla Thailandia il nam mak è per quasi tutti ‘Fervìda’.

Mentre la mia creazione di Fervìda aumentava, si espandeva parallelamente il suo principale elemento di diffusione: il gruppo facebook ‘microrganismi  fervida’. Da una parte migliorava quindi la mia esperienza, dall’altra la consapevolezza e la conoscenza acquisita nel confronto e nello studio delle altre fermentazioni e dei comportamenti sociali dei batteri.

Il mio cammino coi Fervìda è quindi coinciso anche con il mio cammino evolutivo personale, sia per le nuove conoscenze che andavo immagazzinando, sia per il mio cambiamento emotivo e spirituale che, sia la cura dei Fervìda, che il rapportarsi con le persone, che l’assunzione abbondante e continuata, andavano lentamente favorendo.

Accade quindi che, come me, molte delle persone che incontrano profondamente questa fermentazione rimettano in discussione i propri equilibri interiori, che debbano fare i conti con le proprie paure e i propri traumi, che debbano fare i conti con le emotività più fastidiose, perchè i Fervìda ci stimolano a risolvere i nodi dell’esistenza.

Accade quindi di doversi mettere a lottare col proprio ego, di trovarsi a lottare con persone che ne mettano in dubbio la forza, in una lotta di ruoli, di competizione, di meriti, di invidie.

Come se Fervìda fosse un bene di cui appropriarsi e non una risorsa popolare da diffondere ovunque nel mondo.

Invece mi preme, in questa sede, rammentare che Fervìda è per tutti, è della gente, è il dono del grande maestro, del Buddha creatore.

La tecnica Fervìda permette di trasformare il vegetale, di armonizzarne le proprietà, permette di non farne un utilizzo specifico, medico, per esperti, ma di avere un approccio semplice, alla portata di tutti, perchè la fermentazione dei fervida crea un elisir equilibrato, colmo di sostanze benefiche e nutrienti.

Con la tecnica Fervìda ognuno diventa indipendente, li può creare ed assumere evitando solo erbe tossiche e facendo attenzione alla prima assunzione che potrebbe innescare reazioni detox.

I grandi insegnamenti della tecnica Fervìda non riguardano quindi le proprietà delle erbe, per quelle serve una conoscenza di base che permetta di riconoscere le piante commestibili, ma riguarda le modalità della fermentazione, la cura, il rispetto dei tempi, l’assaggio, l’uso dei sensi, l’attesa, la pazienza, la simbiosi con le creature che lavorano nei barattoli e la loro sinergia con le creature che lavorano nell’organismo umano e degli altri esseri.

I Fervìda creano connessione, vanno sentiti, percepiti, riconosciuti come parte di noi che siamo abbondantemente abitati da microrganismi e con loro conviviamo in armonia.

Ecco cosa ho sempre cercato di insegnare ed ecco il problema di dovermi spesso confrontare e scontrare con chi voleva che i Fervìda fossero conoscenza per pochi, con chi voleva avere un ruolo imprescindibile nella loro diffusione, di chi si ornava di una profonda erudizione come fosse un orpello necessario per poter insegnare i Fervìda.

La natura invece fa le cose semplici, crea i cibi migliori, che nemmeno si debbono cucinare: la frutta la si può cogliere e mangiare, e i Fervìda sono solo un frutto di lunghissima maturazione, di grandi proprietà e di facile assunzione.

Pa Cheng e Stefano Abbruzzese, maggio 2023